Non ho molto da offrirti

E dopo un mese da quel sì, continuo a pensare che non ho molto da offrirti, ma ho da offrirti tutta me stessa.
Ancora non so se è un bene o un male.
Perché me stessa è un ammasso informe di virtù e vizi che non hanno linee ben definite, sfumano continuamente dai colori più accesi a quelli più spenti, ma mi consolo pensando che tutti sono così, con i loro pezzi opachi e brillanti, con la loro luce e la loro ombra.
Ho poco da offrirti, un cuore un po’ ammaccato, un paio d’occhi scuri che non riescono a fissare bene la realtà e si muovano da una parte all’altra, tanti dubbi e insicurezze, rabbia feroce a volte, ma anche ilarità e tenerezza, un’intera schiena dove posare i pesi e tanta voglia di felicità.
La felicità non è scontata ed è paradossalmente sofferta, la felicità è una scelta che si conferma ogni giorno e con te ogni giorno voglio essere felice.
Ma felice da far schifo!

 

Perché odiamo tanto la Ferragni?

Non ho pubblicato ancora nulla riguardo alla proposta di matrimonio di Fedez alla Ferragni, né ho commentato né mi sono interessata più di tanto, anche perché il mio mondo ruota intorno alle vicende delle serie tv, che sono di gran lunga più interessanti!

Non ho pubblicato ancora nulla perché non me ne frega niente, ma non ho potuto non notare il marasma di commenti positivi e di commenti negativi rivolti alla Chiarona nazionale e a Federicuzzo e devo dire che ho provato uno stupore disagiante di fronte a tutti i commenti al vetriolo, successivi alla proposta di matrimonio.
E i commenti dei commenti, e i commenti che commentano i commenti.
Ebbasta.

Mi chiedo, perché odiamo tanto la Ferragni e il suo acclamato futuro marito?
Semplice: perché lei ha una vita da favola e noi no.
Lei ostenta la sua vita da favola e noi non possiamo.
Il perché di tutto questo “odio” è l’invidia, dimenticando un piccolissimo particolare importante: siamo esattamente come lei.
Facciamo le stesse identiche cose che fa Chiara Ferragni, postiamo in continuazione, ostentiamo le nostre esperienze di vita,  spiattellandole con cognizione sui social network come se a qualcuno importasse veramente cosa mangiamo a colazione o se stiamo in palestra a correre 100 km, o se abbiamo visitato il posto più incredibile del mondo.

Ci rendiamo pubblici, ma noi falliamo perché la nostra vita è “comune”, quotidiana.
La Ferragni’s life invece è piena di esperienze fuori dalla accezione “comune”.
Noi facciamo trasferta da Camporoppolo a Baiano***, mentre lei da Milano a Los Angeles.
Invece di prestare semplice indifferenza o gioire di fronte al successo di una ragazza italiana di appena 30 anni, che ha costruito un impero, ci accaniamo.

Ci facciamo trasportare dall’invidia viscerale dimostrando una frustrazione esistenziale veramente patetica.
Lei ci sbatte in faccia, tutti i giorni, che ce l’ha fatta, che è realizzata, che ha avuto un’opportunità ed è stata così intelligente da sfruttarla a tutto tondo, che vive una vita lussuosa e spettacolare ma “dimensionata” e noi, invece, siamo segregati nella nostra piccola comune esistenza e non facciamo altro che puntare il dito.
Diamoci una calmata.
È inevitabile la trascuratezza del nostro giardino se stiamo a fissare quotidianamente l’erba del vicino.
Ridimensioniamo le rosicate, e tentiamo di fare quello che fa Chiara: goderci la vita per le opportunità che ci propone.
***chi mi conosce sa di cosa sto parlando.

9 verità e una bugia. (17)

  1. Prima di iniziare a scrivere non capivo bene come inserire l’elenco numerato perché l’elenco risultava completamente sfalsato, quindi prima ho scritto tutto e poi ho inserito l’elenco numerato. Lo so, sembra una totale idiozia.
  2. Non ho più un briciolo di speranza nei confronti dell’umanità tutta.
  3. L’originalità è per pochi. Tutto il resto è soltanto una copia di una copia di una copia sempre più sfocata e banale.
  4. Ogni tanto stalkero i profili social altrui, anche di persone che mi stanno completamente antipatiche.
    Nella mia sbadataggine temo di cliccare qualsiasi cosa e di essere scoperta. Quindi ci ripenso, chiudo tutto, e vengo assalita da una vergogna prepotente e intollerabile.
  5. A volte ho delle sensazioni che mi fanno prevedere la conclusione di alcune situazioni.
  6. La maggior parte delle volte le mie sensazioni si avverano.
  7. Sono evidentemente nata nel secolo sbagliato.
  8. Dovevo nascere a metà del XIX secolo e fare la cartomante.
  9. Sono tendenzialmente disordinata, ma sono anche estremamente capace di mettere ordine.
  10. Fino a pochissimo tempo fa non credevo affatto nel matrimonio.

Il mio lungo fine settimana a Roma

Oggi per me è lunedì.
Vengo da un lunghissimo e straordinario fine settimana romano.

  • Ho partecipato al matrimonio di un’amica, che non era stato organizzato tanto per celebrare un’unione perché è così che deve essere: era un matrimonio-matrimonio.
    Quello con il vero spirito del legame tra due persone, quello che si fa perché le due parti si vogliono unire nell’amore e nel rispetto reciproco, perché si amano e non riescono a stare l’uno senza l’altra e devo dire che quell’intesa rara che c’è tra loro si notava in ogni singola azione: nella premura dei gesti, nella dolcezza degli sguardi e nell’attenzione che prestavano l’uno verso l’altra.
    L’Amore vince veramente su tutto.
  • Ho mangiato, ho ballato, ho riso e scherzato e mi sono divertita tantissimo. E sopra ogni cosa, sono stata abbracciata da una sensazione di sicurezza mai provata prima.
  • Ho capito che l’orgoglio deve essere lasciato da parte anche quando sono furiosa perché passeggiare di notte, per Campo de’ Fiori, mano nella mano, con la persona che è al centro del mio cuore è un dono prezioso, che non deve essere trascurato.
  • Roma mi spezza il cuore, sempre, ma stavolta l’ha fatto con estrema dolcezza.

Brangelina, l’amore e il mare – By the Sea

Terza regia per Angelina Jolie.
Anni ’70. Sposati da 14 anni, Vanessa (Angelina Jolie), ballerina decaduta, con una sofferenza, e Roland (Brad Pitt), scrittore alcolizzato, viaggiando per le coste della Francia, arrivano davanti ad un mare meraviglioso, per tentare di sciogliere il blocco artistico di lui.
La coppia, nel mutismo e nel distacco reciproci mette in evidenza immediatamente la propria crisi: lui passa la maggior parte delle giornate a bere nel bistrot sotto l’albergo e a chiacchierare d’amore con Michel (il proprietario del bistrot), mentre lei, dietro enormi occhiali da sole e cappelli a falde larghe si chiude nella camera d’albergo, in una prigionia autoinflitta.
Nella camera adiacente arrivano due neosposi e le due coppie dovranno inevitabilmente confrontarsi, soprattutto quando Vanessa scopre un foro nel muro che permette a lei e al marito di spiare i due giovani.

By the Sea è un film che parla d’amore e di matrimonio, specificando che l’uno non è sinonimo dell’altro.
By the Sea
 è la storia di una donna, superficiale, che custodisce e nutre un dolore, senza lasciarlo andare. È la storia di un uomo, che, anche se messo a durissima prova, non rinuncia al suo profondo sentimento verso la moglie. È la storia di una coppia che malgrado le intime fragilità, riesce a trovare una soluzione.
È una favola per adulti, dura e delicata, violenta e dolce che denuncia in un altro tempo la precarietà del rapporto matrimoniale e offre una speranza.
Quando l’amore non basta, in By the Sea basta proprio l’amore a colmare i vuoti assoluti.
Il filo rosso della narrazione dunque è  l’amore, in tutte le sue stagioni: la coppia matura e distaccata di Vanessa e Roland, la neocoppia spensierata e carnale di Lea (Melanie Laurent) e François (Melvin Poupad), la coppia “unica” di Michel (Niels Arestrup) e sua moglie, defunta, il ricordo di un amore vissuto.
Le tre coppie necessariamente si incontrano e scontrano e si confrontano e si alimentano.
Fulcro principale ovviamente è la storia di Vanessa e Roland, i quali, sfiorando forse volutamente la banalità (quale matrimonio non è banale?), descrivono una lotta romantica, dove il ruolo dell’eroe è attribuito al marito e il ruolo dell’antagonista alla moglie.
Le due coppie parallele fanno da spalla ai vertici della storia principale: Michel con il ricordo dell’amore per sua moglie, appoggia Roland nella ricerca della propria musa, mentre Lea e François sono le pedine con cui gioca Vanessa finché non inserisce anche il marito nel suo gioco morboso, ma Roland, con una profonda cognizione vince la partita, stanando la strategia malata della moglie.
La fragilità femminile che nel suo dolore e nella sua instabilità viene spinta al muro e spogliata dalla consapevolezza e dalla comprensione maschile.
Roland inizialmente asseconda Vanessa e successivamente, capendo le sue intenzioni, la protegge, anche e soprattutto da sé stessa.
Siamo di fronte ad una donna gracile sia di aspetto che di spirito, che finge una forza che non ha, e un uomo disperato ma fermo, che inizialmente fugge la presenza della moglie per poi ricercarla minuziosamente e renderla consapevole del suo amore.
Siamo di fronte ad una sfida finita in pareggio, dove entrambi i protagonisti né vincitori né sconfitti, si studiano, si provocano e in fine si conoscono, nuovamente. Si riscoprono.
Angelina dirige sé stessa e suo marito, Brad, in una coppia ideale-non ideale, fatta di problematiche complesse e provocazioni emotive, al margine della violenza psicologica.
Secondo me, il film (giudicato mediocre dalla critica) malgrado i tempi allungati e i silenzi eccessivi, è una prova d’audacia inversa al sistema hollywoodiano.
Il film trovando una struttura più ricercata tenta di entrare goffamente nel cinema d’essay.
Angelina Jolie e Brad Pitt, emblemi assoluti di Hollywood si contrappongono ad esso, con un film indipendente, scavando forse troppo sterilmente nei personaggi, ma almeno dimostrando il tentativo di scavare nell’anima, con la volontà di andare oltre una banalità da botteghino e di scovare le fragilità della vita reale.
Angelina sfida il grande schermo mettendo a nudo forse più di una realtà recitata: mette a nudo sé stessa e attraverso una dimensione completamente quotidiana ci offre la realtà dura e cruda, con un lieto fine.
By the Sea è un film delicato e coraggioso, colorato dai sentimenti più disparati; positivamente androcentrico, dove l’uomo fa l’uomo e riesce con grandi sforzi a scardinare una situazione immobile e drammatica.
By the Sea, a mio avviso, ha tutta l’aria di essere una timida ma intensa dichiarazione d’amore.

by-the-sea-backstage5-1000x600