Aspettando quella decina difficile

La terza decina.
Sto vivendo l’attesa dei miei trent’anni con grande entusiasmo miscelato ad una grande ansia.
Non so davvero cosa aspettarmi, la vita finora mi ha insegnato che tutto quello che si può programmare viene modificato dalle contingenze e dalla realtà e tutto quello che avevo in mente di me stessa e per me stessa è cambiato drasticamente nel tempo; ma va bene così.
Questa terza decina mi spaventa un po’.
È il primo giro di boa, ma nell’anima mi sento molto indietro.
Sarà la crisi economica e sociale, sarà la mia crisi personale, sarà che viviamo in un mondo di incertezza che rende la mia generazione insicura.
Sento di star vivendo una fortissima duplice emozione.
Mi sento vecchia, perché guardando indietro e osservando il mio trascorso personale, sento di aver sprecato molto tempo e fondamentalmente i compleanni ci ricordano questo: il tempo che passa e che se ne va.
Mi sento giovane, perché effettivamente ho ancora molto da imparare, se riesco ad impiegare bene il tempo.
L’elemento base di questa ricetta, in entrambe le varianti, è il tempo, così scontato e così importante.
Tra tutti i buoni propositi che posso pensare per questa decina che andrò a spegnere, l’unico veramente fondamentale è quello di impegnarmi affinché ogni attimo sia per me importante, senza farmi trascinare dalle insensatezze e le cazzate.
Assaporare i momenti per quello che sono e vivere le persone che amo per quelle che sono.
Questo, magari, significa crescere.
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Un anno in più.

Ho tante date da celebrare.
E ho veramente tante “nascite” da condividere con chi mi accompagna lungo la strada.
Ho avuto tanti buoni motivi per festeggiare, soprattutto questo anno.

E sabato è stata una bella festa. Un bel compleanno.
Ho celebrato le mie sorelle, i miei amici, il mio cuore, le mie abitudini e le mie sconfitte.
Ho festeggiato le mie vittorie e in ultimo ho festeggiato me stessa.
Anche se mi ritrovo in quella zona grigia che non mi fa capire cosa e chi sono.
Ho celebrato questa nuova vita a cui non posso rinunciare.
Ho festeggiato sorridendo e ridendo e scherzando, come una bambina.

È stata una serata divertente, dove tutti hanno, nel loro tempo, condiviso quei miei momenti, dove tutti, chi più, chi meno, chi immensamente, mi hanno aiutato a sorridere di nuovo. Sorridere col cuore.
Dove ognuno ha preso un pezzetto di me e l’ha conservato per poi restituirmelo, arricchito.
Dove ognuno mi ha regalato un po’ di luce e spero che io abbia fatto altrettanto, lasciandomi dietro il buio.

 

#TGIF 09

Thank God, it’s Friday, my dears!

Un tgif pomeridiano.

Mi ero ripromessa di scrivere periodicamente, almeno il tgif e il “cattivissima Pepper”, ma quando non viene non viene.

Oggi però è una giornata particolare per un sacco di motivi, personali e non.

  • Innanzitutto è la giornata internazionale dedicata alla Nutella. Quindi ovunque voi siate: uscite, cercate un qualsiasi coso che venda Nutella, compratene un barattolo, prendete un cucchiaio e affondate in quella bontà chimica, che il signor Ferrero (paceall’animasua) c’ha donato!
  • È il compleanno di mio padre, lui invecchia, io pure. Lui si addolcisce, io pure. È il cerchio della vita.
  • È il compleanno di una persona talmente importante per me,  da non essere soltanto un’ “amica”, ma una parte basilare del mio cuore. Abbiamo condiviso talmente tanto insieme che il nostro rapporto va oltre l’amicizia. Quindi buon compleanno M. Mi manchi sempre e in fondo, in fondo, in fondo, rimarremo per sempre quelle stordite che non trovavano l’aula di informatica!
  • È un venerdì che sembra un lunedì, ma almeno domani mattina posso dormire!

nutella

J

Oggi è un altro dei miei primi giorni.

Oggi non è un giorno comune, oggi è il 20 novembre e per me questa data, da un po’ di tempo, rappresenta un giorno speciale: non è più un giorno freddo, non è più un giorno grigio di un mese in equilibrio, è un giorno che si tinge di blu, con occhi che si accendono e mani dolcissime.
Oggi non è un giorno qualunque, anche se le nostre giornate insieme non sono mai giorni qualunque, ma, lasciami dire, che l’intera giornata guadagna più valore, cresce di intensità, e quella gioia che porta il tuo nome e che mi scalda il cuore, oggi è così forte che mi sento esplodere.
E tu, come stai?  Quante cose sono cambiate in questo anno. Te lo saresti mai immaginato?
Oggi non è un giorno qualunque perché è il compleanno del ragazzo col quale il tempo perde significato, della persona incredibile che rappresenta il meglio di me, del pensiero con cui ogni giorno mi sveglio e ogni notte mi addormento.
Oggi è il compleanno dell’uomo che rende speciale il mio tempo con la semplicità di una carezza, che mi aiuta a guarire dalle mie insicurezze e mi ricompone se cado in mille pezzi, è il compleanno dell’uomo che mi sta cambiando la vita in una felicità inarrestabile.
Oggi è il compleanno di J a cui non ho per niente intenzione di chiedere indietro il mio cuore.

Buoni 32, Amore mio!

Ehi Giovane Ragazzo!

Ciao Tu! Occhi belli e risata fragorosa.
Vogliamo fare un po’ di conti?
Come quando mi aiutavi da piccola, la sera, prima di andare a dormire.

Buttiamoci sui numeri, che per te sono più facili delle parole.
Perché le parole con te diventano chiuse, spigolose e molto spesso ermetiche.
Difficili, anche se ultimamente ti sei ammorbidito di un bel po’, lo devo ammettere e soprattutto te lo devo riconoscere.

La differenza di 33, che poi se vogliamo essere puntigliosi è 33 e [1/12 (-2)] forse si sta riducendo.
O forse sono io che cresco un po’?
Non lo so.

So solo che 6 meno severo e più divertente.
E quelle parole che ti sembra così difficile dire, le dimostri con dei gesti dolci e inusuali, per il tuo carattere.
1 abbraccio, 1 bacio. Il “Cami”, che mi fa sentire ancora piccola, ma sicura.
Siamo proprio diversi; io con le parole mi dilungo, tu invece ti chiudi.
Perché un uomo che ama la strategia, la logica e la matematica non perde tempo dietro le parole.

Continuiamo con i conti.

6: 1 padre, 1 marito, 1 figlio (numero 1).
Hai 2 genitori, 1 fratello, 1 moglie, 3 figlie, 1 cane (che tratti come una figlia). 10 difetti, forse più.
E pregi quanto il doppio dei difetti, perché sei umano e buono e sotto si capisce che sei di pasta morbida e dolce.

Secondo te ci siamo?
Forse con questi numeri abbiamo sforato.
Sforato di tanto!

x + 25.

Ma lo sai che senza di te non sono brava e non sono sicura.

Quindi non lasciarmi andare, almeno per ora, perché non sono ancora pronta.
Perché le tue dita per contare mi servono ancora e mi serve ancora imparare a batterti (semmai ci riuscirò) a carte o a scacchi.
Perché ho bisogno del tuo sguardo e della tua forza.

E lo so, a quest’ora starai già sbuffando: ne ho usate anche troppe di parole, ma lasciami dire le ultime 6:

Buon compleanno Papà, ti voglio bene!

60.

60 è una grandezza percettibile, più di ogni altra.

60 sono i secondi e i minuti, che formano tante unità.  Un po’ come te.
E’ un numero tondo e sibilante.
60 era, un tempo, voto d’eccellenza e ora di sufficienza.
60 è variabile. Proprio come te.
Se ci metti una °F vicino per te fa freddissimo, per me non troppo, mentre se ci metti una °C  è caldissimo, ma tu stai bene e non suderesti nemmeno in quell’occasione.

60 e più sono le prove, forse, che hai dovuto superare per diventare così, per diventare un ossimoro vivente, una creatura dolce e dura, fragile e potente.
Io dentro questi 60 un po’ ci sono; ci sono per poco meno di 3 volte.  Precisamente 2,3 ma arrotondiamo; a noi che ci piace!
Sappiamo però che ci sono un po’ troppo, nei modi, nel sorriso.
E ora non mi infastidisce più quando mi dicono che sono uguale a te, perché me ne rendo conto anche io, che ci sei tu in quello che dico, quando mi muovo e, a parte gli occhi, ti assomiglio più di quanto possa immaginare, o di quanto io possa capire.

60 saranno le volte che controlli il telefono. Facciamo anche 60 mila.
Perché è l’unico aggancio con noi, ora che stiamo lontano, ma nemmeno troppo.

60 e più sono le volte che in un anno ho riso con te. 60 sono i battiti del mio cuore rivolti a te.
60 non sono le volte che ti penso alla giornata, perché so sempre che ci sei, anche se sei in silenzio, anche se non ti vedo.
Mi sei accanto, e anche se non te lo dico, 60 dovrebbero essere le volte che al giorno ti dico “ti voglio bene”, ma noi non siamo così.  Basta una telefonata o un cuore su whatsapp, ora che anche tu sei 2.0.
Basta un “anch’io” ogni tanto, per farlo pesare 60 tonnellate.
E 60 tonnellate d’amore sono tante e vedo che a volte non riesci a reggerle e quindi è normale che ti serva una mano.
E non sentirti sola, ma felice, non sentirti persa, ma presente!
Io ci sono, in piedi vicino a te, anche se non mi vedi, malgrado ancora pensi che non riesco a camminare o tenere la testa; quella mano forte te la stringo pure io, perché dividerlo quel peso non è poi così sbagliato!

21900 sono i giorni che hai, 720 mesi, 60 anni, è una vita, tutto dentro quelle spalle un po’ curve-insicure, ma così capienti e forti.

E l’amore, quello ne hai tanto, molto di più di quanto immagini!
Quindi Mamma, tanti auguri.

Ti voglio bene!