La ragazza sul treno: IL SORRISO

Andata.

I pendolari sono estremamente abitudinari.
In stazione quando arrivo, 2 o 3 minuti prima che arrivi il treno, osservo le solite scenette.
Ci sono due uomini sulla sessantina che come sempre stanno già chiacchierando del più e del meno ad un volume sempre troppo alto, c’è una ragazza con le caviglie scoperte e delle adidas verde mela che vorrei anche io, che si appoggia all’entrata del sottopassaggio ascoltando musica.
Ci sono io, sempre scazzata, che controllo l’app di trenitalia nella speranza che il treno non sia in ritardo come sempre.
E poi c’è un ragazzo, poco più grande di me che conosco perché frequentava il mio stesso liceo, sempre gentile, ogni volta che incrocia il mio sguardo mi sorride.
Tento di abbozzare uno dei miei sorrisi migliori e rantolo un “buongiorno”. Il risultato è un po’ penoso.
A lui invece il sorriso viene bene, e di fronte a quella gentilezza rimango sempre un po’ spiazzata perché non è forzato, è  una specie di “buongiorno” sincero e mi domando come è possibile che abbia voglia di sorridere quando è così freddo e ancora buio.
Ci vuole coraggio a sorridere veramente prima delle 7 di mattina.

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La ragazza sul treno: LA RELATIVITÀ

Ritorno.

Il mio treno di solito si trova al Binario est, che è distaccato di circa 300 metri rispetto alla stazione principale e ai binari “normali”.
Non è stata una giornata particolarmente positiva e sono abbastanza giù di corda mentre corro verso il treno.
300 metri (se sono un po’ in ritardo) possono comportare il fatto che perda la corsa e solo il pensiero di dover aspettare il treno successivo peggiora il mio umore.
Quasi correndo mi dirigo verso il binario.
Supero molte persone e in corrispondenza del treno, riprendo fiato e rallento il passo. Sono arrivata.
Davanti a me c’è un ragazzo: la prima cosa che noto sono le stampelle, la seconda è l’assenza di volume nel jeans destro, che è legato alla gamba sinistra, per comodità, suppongo.
Lui è stretto in un abbraccio dolcissimo e passionale con la sua ragazza, bellissima.
Mentre salgo sul treno noto che scherzano, lui fa una battuta, lei si appoggia a lui e subito dopo si salutano con una tenerezza e un trasporto sorprendenti.
E in quel preciso istante, sembra quasi di vederlo il loro amore che li avvolge.
Il mio pessimo umore si spegne, di botto.
Penso che l’amore, quello vero, va oltre i limiti.
Penso che le loro abitudini non possono essere facili come le mie; penso che sono fortunata, penso che finora la vita o la sorte o quello che è, sebbene a volte non vada esattamente come me l’aspetto, mi ha sempre sorriso e mi ha regalato ogni tipo di comodità.
La ragazza sale sul treno si siede e sul volto ha l’espressione felice delle persone innamorate.
E io, ripensando al mio cattivo umore, mi sento decisamente stupida.

La ragazza sul treno: I GIOVANI E GLI ORMONI

Ritorno.

Sul mio vagone, c’è una classe superiore che torna da una gita.
Sono tutti ragazzini di quindici anni, circa.
Davanti a me seduti, ci sono una ragazzina, che se la tira manco fosse la Regina Elisabetta, e un ragazzino, zerbinato dalla suddetta per gran parte del viaggio.
Lui fa tutto quello che lei chiede, dai grattini a diventare un cuscino umano, per farla stare più comoda possibile, la ricopre di belle parole e complimenti che lei non percepisce affatto.
Dopo una quarantina di minuti di continui rifiuti da parte di lei; lui, giustamente, si stufa e si mette a giocare col cellulare, ignorandola, visibilmente offeso.
Lei dopo un po’ tenta di ri-attirare l’attenzione mostrandosi disponibile, toccandolo, accarezzandolo, gli passa la mano dal ginocchio alla coscia, a salire, in modo inequivocabile.
Lui le prende la mano la guarda negli occhi intensamente e le dice con tono severo: “Senti, non mi pare proprio il caso.” e le “restituisce” la mano, tornando a giocare col telefono, dimostrando una fermezza adulta non indifferente.
La delusione della ragazza è palpabile, come la soddisfazione di lui.
Io avrei voluto partire con l’applauso, ma poi sembra che non ho una vita e ho optato per un’orgogliosa indifferenza.