Anche nei momenti del cazzo…

Anche nei momenti del cazzo esistono spiragli di serenità. Minuti leggeri, che ti sfiorano il cuore e l’anima, che ti fanno vibrare l’entusiasmo che nascondi nelle vene.

Un saluto, un messaggio, un abbraccio, un sorriso. Qualsiasi cosa che può sollevare, come una sorpresa, dalla quotidianità, dalla realtà irreversibile, costante e continua. Esistono momenti del cazzo che possono essere infranti, rimpiccioliti, accartocciati e gettati per così poco eppure così tanto, e io, che voglio sbarazzarmene il più possibile, faccio tesoro dell’entusiasmo d un saluto, un messaggio, un abbraccio, un sorriso, mentre il resto continua a scorrere in questo caldo, uggioso, infinito venerdì di agosto.

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IL FALLIMENTO UMANO

Questo manifesto fa schifo e mi fa schifo, ma il problema principale è che questo manifesto è stato affisso e quindi “approvato”, il che significa che la questione è molto più profonda e malata di quanto possiamo immaginare.
Lavorando in una agenzia di comunicazione so perfettamente i passaggi che si affrontano durante la costruzione di un manifesto.
Per chi non lo sapesse quando si creano le campagne pubblicitarie ci sono: un cliente, un project manager, un account, un copy-writer, un graphic designer e possibilmente del buon senso che colleghi tutto.
Buon senso cioè quella “spinta” che ci permette di formulare un ragionamento affine alla dignità umana.

Se una merda del genere viene approvata significa che l’ignoranza italiana, la disinformazione e la volontà di distorcere e strumentalizzare l’informazione hanno preso il sopravvento.
Significa che il fallimento umano è già iniziato nel nostro paese.

Una campagna di “sensibilizzazione” (come cita nell’angolo in basso a destra) costruita in questo modo dimostra soltanto quanto siamo lontani dall’aver compreso la gravità degli argomenti che nomina.

Non si tratta soltanto di dignità, ma di completo distacco dalle conseguenze che può provocare.
La vergogna che provo in questo momento è infinita, sia come donna che come essere umano, ma oltre alla vergogna provo anche una forte volontà di rivalsa, di battermi.

Battermi ancora più intensamente per i diritti delle donne di scelta a proposito dell’aborto.

Battermi ancora più intensamente affinché si riesca a prevenire il femminicidio, con le dovute sicurezze legali.

E soprattutto battermi affinché questi due atti non vengano confusi, mischiati e soprattutto strumentalizzati in maniera animale.

La ragazza sul treno: LETTERA PER TRENITALIA

Cara Trenitalia,
questa lettera non è un richiamo, non è una lamentela, è un tentativo di dialogo da parte di una comunissima pendolare.
Noi pendolari saliamo tutti i giorni sul treno tentando di rientrare nei tempi giusti per entrare in orario a lavoro e anche per ritagliarci quel nostro tempo libero che ci aiuta a goderci la vita. Tentiamo di incastrare tutti gli impegni stando alle tue condizioni. E non sempre abbiamo successo.
Siamo spettatori di disagi paradossali che dipendono prettamente da te.
Le situazioni di maggiore disagio comprendono i “puntuali” ritardi sulla linea, come immagino succeda su tutte le linee regionali.

Per farti capire, ti faccio una semplice lista di quanti minuti perdo all’incirca in una settimana lavorativa.

Andata: 50 minuti persi a settimana.
10 minuti al giorno circa su una tratta da 110 minuti circa.

Ritorno: 100 minuti persi a settimana.
20 minuti al giorno circa su una tratta di 90 minuti circa.

Totalmente in una settimana lavorativa sono 150 minuti complessivi di ritardo A/R.
Al mese sono circa 600 minuti complessivi di ritardo.
Stando alla statistica, al mese è come se stessi 10 ore circa bloccata sul treno a causa dei ritardi.

10 ore che potrei impiegare benissimo in altro modo, se arrivassi in orario.
Ho incontrato genitori che non riescono a godersi il tempo con i loro figli e viceversa e non ci riescono.
Ho incontrato mariti e mogli che fanno di tutto per arrivare a casa in tempo per trascorrere un po’ di tempo di qualità con la persona che amano e non ci riescono.
Ho incontrato studenti fare i salti mortali per arrivare in tempo in facoltà per sostenere un esame.

Tutto questo comporta un malcontento generale difficile da lavare via.
È una sensazione ciclica di rabbia, rassegnazione, inquietudine e “fretta” che infesta le giornate.
Già abbiamo abbastanza problemi perché aggiungerne di nuovi?

Mio padre mi ha insegnato una cosa fondamentale:
“il mio tempo è uguale al tuo” il che significa che il tempo è prezioso e che soprattutto ha lo stesso peso per tutti, e tu, purtroppo, lo perdi.

Ritengo che sia giunto il momento di prendere coscienza di questo e di fare qualcosa di concreto, oltre agli scioperi.

In fede,

C.