La ragazza sul treno: LETTERA PER TRENITALIA

Cara Trenitalia,
questa lettera non è un richiamo, non è una lamentela, è un tentativo di dialogo da parte di una comunissima pendolare.
Noi pendolari saliamo tutti i giorni sul treno tentando di rientrare nei tempi giusti per entrare in orario a lavoro e anche per ritagliarci quel nostro tempo libero che ci aiuta a goderci la vita. Tentiamo di incastrare tutti gli impegni stando alle tue condizioni. E non sempre abbiamo successo.
Siamo spettatori di disagi paradossali che dipendono prettamente da te.
Le situazioni di maggiore disagio comprendono i “puntuali” ritardi sulla linea, come immagino succeda su tutte le linee regionali.

Per farti capire, ti faccio una semplice lista di quanti minuti perdo all’incirca in una settimana lavorativa.

Andata: 50 minuti persi a settimana.
10 minuti al giorno circa su una tratta da 110 minuti circa.

Ritorno: 100 minuti persi a settimana.
20 minuti al giorno circa su una tratta di 90 minuti circa.

Totalmente in una settimana lavorativa sono 150 minuti complessivi di ritardo A/R.
Al mese sono circa 600 minuti complessivi di ritardo.
Stando alla statistica, al mese è come se stessi 10 ore circa bloccata sul treno a causa dei ritardi.

10 ore che potrei impiegare benissimo in altro modo, se arrivassi in orario.
Ho incontrato genitori che non riescono a godersi il tempo con i loro figli e viceversa e non ci riescono.
Ho incontrato mariti e mogli che fanno di tutto per arrivare a casa in tempo per trascorrere un po’ di tempo di qualità con la persona che amano e non ci riescono.
Ho incontrato studenti fare i salti mortali per arrivare in tempo in facoltà per sostenere un esame.

Tutto questo comporta un malcontento generale difficile da lavare via.
È una sensazione ciclica di rabbia, rassegnazione, inquietudine e “fretta” che infesta le giornate.
Già abbiamo abbastanza problemi perché aggiungerne di nuovi?

Mio padre mi ha insegnato una cosa fondamentale:
“il mio tempo è uguale al tuo” il che significa che il tempo è prezioso e che soprattutto ha lo stesso peso per tutti, e tu, purtroppo, lo perdi.

Ritengo che sia giunto il momento di prendere coscienza di questo e di fare qualcosa di concreto, oltre agli scioperi.

In fede,

C.

Annunci

La ragazza sul treno: L’INCOMPRENSIBILE

Ci sono principalmente 2 cose di treni e stazioni che non mi spiego:

1- “Scendere e salire dal treno in movimento è severamente vietato“.
Mi chiedo: chi è la volpe che sale o scende da un treno in corsa, considerando poi che in corsa le porte del treno non si possono aprire?

2- La mia fermata è l’ultima: fine della corsa del treno.
Credo non ci sia bisogno di affannarsi ad uscire, siccome il treno si ferma e aspetta diversi minuti prima di ripartire per la direzione opposta.
Eppure quasi tutti i passeggeri prima che il treno si fermi si posizionano in pole position davanti alle porte come se il controllore li dovesse buttare fuori a calci. Tutte le mattine, quando noto questa lunghissima fila umana che va verso l’uscita, col treno ancora in corsa, mi dico: “Oh, è mattina. Dateve ‘na
calmata.”

Boh.

Questioni di felicità inaspettata e dinosauri

 

Non esiste nessuna pessima giornata che non può essere sollevata da un dinosauro in tazza e da una sensazione di felicità inaspettata, perché i doni inaspettati sono rari e preziosi e perché l’affetto di persone pure può illuminare un momento buio con una luce splendente e scaldare il cuore.