La ragazza sul treno: L’APPARENZA INGANNA

Ritorno.

C’è un ragazzo che fa il viaggio di ritorno con me quasi sempre.
È un ragazzo alto e dalle mani forti, è rasato,  e ha una enorme cicatrice che gli corre dalla fronte alla guancia destra, anche per questo particolare, ha l’aspetto duro: supertatuato, un po’ coatto, parla con un fortissimo accento ternano troncando quasi tutti i verbi.
Veste sempre un’espressione scura e lo sguardo serio.
Discute spesso con i controllori, malgrado abbia l’abbonamento: sembra che gli piaccia attaccare briga, ma non ha tutti i torti considerando il servizio scadente di Trenitalia.
È una presenza agitata, vivace e mi rendo conto che è una persona che può intimidire, ma viene tradito dagli occhi, che sono buoni.
Lo considero ormai un compagno di viaggio, ogni tanto parliamo, tutte le volte che incrociamo gli sguardi, ci salutiamo con un sorriso.
La cosa che mi stupisce è che malgrado la sua apparente durezza e il timore che può incutere, ogni volta che parla al telefono con la moglie la chiama “Amoremio”, così tutto attaccato, come fosse il vero nome, e si scioglie in una dolcezza assoluta.

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9 verità e una bugia. (Cattivissima Pepper)

  1. Penso che l’originalità sia un dono di pochissimi.
    Tutto il resto è una copia di una copia, di una copia, di una copia. (semicit.)
  2. Un po’ come i colori pastello le copie sono sempre un po’ sbiadite, tenui, un po’ anonime ed è per questo che non mi piacciono.
  3. E non mi piacciono le persone “pastello”, quelle senza personalità che si limitano ad assorbire atteggiamenti altrui e farli propri, perché a loro volta hanno un’anima sbiadite e anonima.
  4. Devo dire che non ho mai copiato, nemmeno a scuola, e le mie “brutte”, tutto ciò che scrivevo e che scrivo quando le trasferivo/trasferisco in “bella” non erano/sono mai la copia esatta: riesco sempre a cambiare qualcosa, a modificare, a migliorare (magari), come se la mia testa fosse sempre in movimento continuo.
  5. Ed è proprio così, la mia testa e i miei pensieri non si fermano mai, nemmeno quando sono cupi e sporchi, nemmeno quando mi tormentano.
  6. Nemmeno quando divento cattiva. Cosa che ultimamente mi succede spesso.
  7. È una parte di me che non tollero: la cattiveria.
  8. È una parte di me che mi confonde perché sento che mi allontana dalle emozioni ma mi tiene ben salda alla realtà.
    Un ossimoro persistente ed esistenziale che mi si posa addosso e mi ferisce e mi cura.
  9. Penso anche che la cattiveria sia indubbiamente necessaria.
  10. Non sempre necessaria, ma in maniera appropriata e al momento giusto può risultare anche parecchio soddisfacente.