La ragazza sul treno: LA MEMORIA

Ritorno.

La memoria a volte è una gran burlona.
Davanti a me, mentre trafelata arrivo in stazione, c’è un uomo tra la folla; è alto, ha le spalle larghe ed è snello, ha i capelli bianchi e indossa una coppola avana scuro, un cappotto lungo verde oliva e cammina adagio.
Da dietro si notano le orecchie, grandi e lunghe.
Assomiglia sorprendentemente, almeno da dietro, ad un mio parente: zio G.
So perfettamente che non può essere lui, ma la memoria mi riporta indietro e allaccio il suo cammino al mio, allungo il passo e lo seguo, e la memoria cammina con me, riportando nel cuore tutti i sentimenti che mi legano e legavano a lui.
Nella testa risuona la sua risata fragorosa e vedo i suoi occhi verdi e buonissimi.
La memoria gioca scherzi insidiosi.
Uno sconosciuto non sa che mi sta accompagnando sulla strada dei miei ricordi di bambina, ricordi che custodisco nel sangue e che sono tutto ciò che mi resta.
Il cuore mi si gonfia di nostalgia, ma sorrido e non appena l’uomo si gira, distolgo l’attenzione, non voglio vederlo in faccia, voglio che questa magia duri ancora un po’, prima di salire sul treno.

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