La ragazza sul treno: I GIOVANI E GLI ORMONI

Ritorno.

Sul mio vagone, c’è una classe superiore che torna da una gita.
Sono tutti ragazzini di quindici anni, circa.
Davanti a me seduti, ci sono una ragazzina, che se la tira manco fosse la Regina Elisabetta, e un ragazzino, zerbinato dalla suddetta per gran parte del viaggio.
Lui fa tutto quello che lei chiede, dai grattini a diventare un cuscino umano, per farla stare più comoda possibile, la ricopre di belle parole e complimenti che lei non percepisce affatto.
Dopo una quarantina di minuti di continui rifiuti da parte di lei; lui, giustamente, si stufa e si mette a giocare col cellulare, ignorandola, visibilmente offeso.
Lei dopo un po’ tenta di ri-attirare l’attenzione mostrandosi disponibile, toccandolo, accarezzandolo, gli passa la mano dal ginocchio alla coscia, a salire, in modo inequivocabile.
Lui le prende la mano la guarda negli occhi intensamente e le dice con tono severo: “Senti, non mi pare proprio il caso.” e le “restituisce” la mano, tornando a giocare col telefono, dimostrando una fermezza adulta non indifferente.
La delusione della ragazza è palpabile, come la soddisfazione di lui.
Io avrei voluto partire con l’applauso, ma poi sembra che non ho una vita e ho optato per un’orgogliosa indifferenza.

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