Per Giulio

La questione Regeni mi ha particolarmente scosso.
E so che non si dovrebbe parlare di cose che non si sanno, ma io non voglio parlare delle condizioni della sua morte, non voglio parlare dei retroscena che credo, purtroppo, non sapremo mai, non voglio parlare delle condizioni in cui viveva e non voglio parlare di chi era.

Nemmeno sapevo chi fosse fino a pochi giorni fa, ma la sua morte mi ha sconvolto terribilmente, come, credo, abbia sconvolto tutti.

Nel mio inutile anonimato, non voglio essere invadente e inopportuna, non voglio “dire la mia”, vorrei soltanto essere vicina ai suoi genitori e porgo loro le mie più profonde condoglianze per un dolore che non conosco e che posso solo lontanamente immaginare.
E i miei pensieri vanno soprattutto a loro, parenti e amici, che andrebbero custoditi dalla sofferenza.

Giulio può essere chiunque e una perdita del genere è talmente forte e violenta da suscitare una partecipazione empatica, grave.
Mettiamo da parte la politica, la cronaca, l’estero e il prima e il dopo che ha subìto; Giulio era una persona, esattamente come ognuno di noi. E ha incontrato una sorte atrocemente ingiusta.

Era un ragazzo curioso e intelligente che voleva fare qualcosa di buono, che voleva salvare il mondo o almeno dimostrare quello di cui il mondo è capace.

Siamo così protetti nell’ignoranza del nostro Occidente da non renderci conto che c’è un mondo che non conosceremo mai, un mondo di cui facciamo parte, ma a cui non vogliamo partecipare e che ignoriamo facilmente finché non succede il peggio.

Siamo così ipocriti da credere che a noi non toccherà, nella nostra quotidianità, nella nostra “vita normale”.

E purtroppo penso che la storia di Giulio non ci aprirà ancora gli occhi.

Il mio pensiero va a lui, in primis, alla sua vita, alle sue abitudini, al suo sorriso e poi a tutte le persone a cui era legato.
Ai suoi genitori, a cui mi stringo, e a cui va portato rispetto, a cui va dichiarato un affetto intenso, a cui va promesso più silenzio, consapevole, ma sempre silenzio.
Come hanno detto: “Giulio era un esempio.”.

E concludo con una riflessione, magari ridondante, magari banale, ma credo che tutti dovremmo proiettarci verso quella visione, contro l’inibizione e verso la curiosità di andare oltre l’apparenza, non soltanto nella morte, ma anche nella nostra sicura normalità egoista.

 

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6 Replies to “Per Giulio”

  1. Anche io quoto Gintoki. In queste occasioni, normalmente evito di scrivere post, perchè ho sempre l’idea di essere inopportuno. Non è facile commentare situazioni di questo tipo, ancor più quando le circostanze sono fumose e poco chiare.
    Sono d’accordo con te, la verità non si saprà mai. Ciò che è lampante, è che quello è un mondo per molti aspetti lontano dal nostro, ma che sta prendendo sempre più la parte dominante della scena mondiale. E di questo bisogna prenderne atto, soprattutto per capire come comportarsi nel futuro prossimo.

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  2. Quoto Gin in pieno e apprezzo tanto quel che hai scritto. Ho la fortuna sfortuna di essere criminologo, conoscere le situazioni simili a quelle n cui la tragedia di Giulio è maturata. In più lavoro occupandomi di criminalità organizzata… Puoi capire quanto il candore della tua riflessioni mi abbia colpito!

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  3. Metto un semplice “mi piace” perche` credo non ci sia altro da aggiungere.

    Voglio solo commentare questa parte “Era un ragazzo curioso e intelligente che voleva fare qualcosa di buono, che voleva salvare il mondo o almeno dimostrare quello di cui il mondo è capace”; mi ricordo quando nel 2014 mori` Simone Camilli a Gaza, il padre disse “Si certo poteva rimanere a lavorare a Pontedera, tranquillo. Ma non era il suo posto, non era quello che voleva, lui desiderava fare qualcosa”.
    Ci vuole tanta forza d`animo per dire cio`, un uomo cosi` ha il mio profondo rispetto.

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