Fottuti buoni propositi e soliloqui farneticanti

Sono il solito inguaribile macello.

Avevo dei buoni propositi da rispettare.
Oh, di 7 manco 1, porcoggiuda!
È che tornare alla realtà fa male. Tornare e subire rifiuti fa male. Tornare e pensare di essere più forte, quando non è così, fa male, ma si deve trovare il coraggio di reagire.
Io non lo so dove lo trovo questo coraggio, non so nemmeno se c’è da qualche parte dentro di me, ma prima o poi lo dovrò tirare fuori.

Questo è un periodo estremamente caotico per l’umanità in generale e siccome rientro in questa categoria è un periodo caotico anche per me.
Umanità, poi, siamo veramente umani?
Siamo bestie che non si rendono più conto di quello che fanno e come lo fanno e di quello che dicono e di come lo dicono. Me in primis.
Senza sfociare nel solito inutile qualunquismo, stiamo davvero perdendo la variabile sociale, quella che fa riflettere noi stessi sugli altri e siamo costantemente pronti a sputare veleno e violenza appena qualcuno ci pista l’ombra.
Umanità ridicola e persa.
O forse sono io che sto perdendo fiducia.
È colpa del periodo. Brutto. Parecchio brutto. Ed è colpa mia, perché non reagisco bene, perché mi servono i miei tempi che sono estremamente letargici.

Tutti attraversano un brutto periodo e tutti i brutti periodi passano, ma mentre passano si sta di merda.

So che tra un anno forse ci riderò sopra. FORSE. Non ne sono così convinta.
E so che c’è gente che sta peggio di me, ma perché devo sentirmi meglio perché c’è qualcuno che sta sicuramente peggio?
Lo trovo irrispettoso.
Il dolore del presente poi è personale e ognuno lo vive a modo suo.
Come dice mia sorella, persona estremamente saggia (a differenza mia), ognuno vede il mondo con i suoi occhi, è una cosa che non potrai mai cambiare e non puoi toglierti i tuoi occhi per prendere quelli degli altri. È tutto in prospettiva.

E la mia prospettiva ora non c’è.

È come se stessi al buio e dovessi affrontare questa oscurità senza un fiammifero o un accendino per fare luce e soprattutto ordine.
Forse devo solo aprire gli occhi, ma, credetemi, non è così facile.
Qualche progresso l’ho fatto, lo devo ammettere, non sto in un angolo a piangere disperata, sto in piedi e respiro tranquillamente, ma a quale prezzo.
Con quanto sforzo? Mi sento veramente debole. E non nascondo che spesso torno ad accucciarmi a terra disperata.
E do il peggio di me. Mi autoumilio e deprimo.

Avevo amore (da offrire), sogni da realizzare, dei progetti e last but not least una prospettiva di vita.
Una strada, insomma. O almeno mi ero illusa di averla.
Tutto è stato stravolto e rovinato nella maniera più disastrosa e crudele possibile, non per mia decisione e ora mi ritrovo con niente in mano.
Niente e me stessa da ricostruire.
Ma come faccio a ricostruirmi se mi mancano i pezzi?

Perché devo mettere in ordine il puzzle di me, devo ritrovare tutti i pezzi e aggregarmi di nuovo con me e quindi almeno un solo proposito lo devo rispettare: essere più coraggiosa.
Devo tirare fuori il coraggio di andare avanti a testa alta e passare oltre.
Anche se passare oltre significa ignorare quella presenza così ingombrante che mi sta in mezzo al cuore ed entrare in apnea per diversi minuti. E soffrire.

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4 Replies to “Fottuti buoni propositi e soliloqui farneticanti”

  1. Ho sempre trovato anche io alquanto irrispettoso e anche, se vogliamo, poco consolatorio pensare che c’è chi sta peggio. Ancor più sgradevole è sentirlo usare come modo per dire “non ti lamentare!” perché c’è chi sta peggio. Ovvio che occorra buon senso, non vai a lamentarti che ti si è rotta la lavatrice e allagato il bagno davanti a uno che vive on una favela! Detto ciò, resta il fatto che ognuno ha diritto a coltivarsi i propri dolori.

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