I can get satisfaction, Mick.

Arrivi una sera nella capitale e non senti più il cuore per quello che potrebbe succedere il giorno dopo.
Arrivi e trovi 3 e (secondo me forse anche 4) generazioni, un mare di gente colorata che fa i tuoi stessi passi, i tuoi stessi movimenti, tutti nella stessa direzione con le stesse emozioni nel cuore.

Varchi i cancelli e ti aspetta un’attesa rovente, di 8 ore, sotto il sole, chiacchiere e bottigliette d’acqua che volano sopra le teste.

Vedi generazioni mischiate, tutte lì per una sola unica ragione.
Le ore passano e pochi minuti prima dello show si scatta tutti in piedi, appiccicati e senti che non resisti più, che vorresti gettarti a terra e urlare per la fatica o dormire, così sotto i piedi della gente, ma poi il palco scoppia e si sente Keith, entra Mick Jagger che intona “I was born in a cross-fire hurricane…”  e tu esplodi, dentro si scatena l’adrenalina e sai che potresti ascoltarli da lì all’eternità!

Tutti esplodono, lo sai, li senti.  Tutti accanto a te.

Mentre i Rolling Stones fanno quello per cui sono nati, tu sei lì in delirio davanti ad uno spettacolo mozzafiato e lentamente ti rendi conto che quel vecchietto anoressico e rugoso di Mick Jagger tiene testa a 71000 persone e le dirige facendole cantare “uhuh” all’unisono, tutti insieme.
Un coro di voci e anime che diventa una cosa sola con un maestro d’orchestra unico nel suo genere.

Un uomo di 71 anni di energia pura che suona una folla, come fosse uno strumento da accordare, con precisione e passione.

Ti stupisce con quanta naturalezza i Glimmers Twins si abbracciano, cantando It’s Only Rock ‘n’ Roll.

E ti accorgi che lentamente tu, non sei più tu, sei il Circo Massimo, la folla e soprattutto i Rolling Stones.

Le anime si mescolano tutte e si uniscono a quella di Keith Richards che sì, sbaglia, ma sorride e si diverte, a quella glaciale e inglese di Charlie Watts , a quella “giovane” e pazza di Ronnie Wood e a quella vanesia e superdinamica di Mick Jagger.

Hai gli occhi troppo piccoli per tenerci tutto dentro e i fuochi d’artificio arrivano troppo presto.

L’emozione è difficile da reggere e ti rendi conto solo a casa, quando le orecchie ti fischiano e la pancia ti rimbomba di musica che tu eri lì, i Rolling Stones erano lì e la Storia era lì.

E sinceramente io sono ancora lì.
Non svegliatemi, non questa settimana, perché io ero al Circo Massimo, praticamente attaccata alle transenne e ho partecipato a tutto quello e la mia anima s’è mescolata alla folla e per un momento anche io ero sul quel palco a cantare “Pleased to meet you, hope you guess my name…”.

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