– Dalla parte del Cattivo –

Ammettiamolo.
Ammettiamolo candidamente, lo stereotipo del principe azzurro ora è il bad guy.
Ma perché i cattivi ragazzi ci (mi) piacciono così tanto?
Che fine ha fatto il καλὸς καὶ ἀγαθός*?
Perché il “buono” non è più apprezzato come un tempo?
Dov’è finito il cavaliere senza macchia e senza paura?

Nel III° millennio le macchie piacciono, e tanto, e l’idea di romanticismo da quella classica è talmente cambiata che la dannazione è diventata sinonimo di fascino.
Il romanticismo s’è fatto più crudo: meno fronzoli e più fatti e l’uomo oscuro è quasi più apprezzato (per non dire, molto più apprezzato) del biondo buono e generoso.

Anche nella realtà le ragazze adorano cadere ai piedi degli stronzi, per il semplice fatto che il buono non comporta molto impegno.
Il buono è lì, nella sua aura pucciosa e ti sorride; lo stronzo, invece, è in un angolo, col broncio, chiuso nei suoi oscuri pensieri, e sì, ti scatta la molla: lo devi conquistare!
Alla fine tutto si riassume in una sfida perversa verso sé stessi, piuttosto che con lo stronzo di turno.

Nella letteratura classica la linea tra bene e male era marcata, precisa.
Ora è sbiadita.
Forse ci sono passati sopra talmente tanti, pesanti cavalli bianchi cavalcati da principi tremendamente azzurri che l’hanno consumata.
L’eroe non esiste più e viene, anzi, incarnato spesso dall’antieroe.

Per quanto mi riguarda, ho sempre sostenuto il Cattivo della situazione.
Mi spiego; non amo i malvagi, quelli che nutrono una cattiveria pura e ingiustificata verso il mondo; amo gli assetati di vendetta, i deboli, i tormentati, gli incompresi, insomma: gli sfigati.

Quelli che sono costretti a seguire un percorso non troppo limpido per difendersi.
I bastardi dentro. I rinnegati.

Il rinnegato non ha paura di niente, è solo contro tutti, cattivi, buoni, medi. TUTTI.
È lucido con se stesso, col mondo ed è onesto.
Non deve nascondere né il buono che ha dentro, né il cattivo. O accetta semplicemente quello che è.

Anakin Skywalker**, per esempio, è il mio personaggio preferito.

E forse anche io mi sento un po’ così.
Per questo, forse, cerco giustificazioni per le parti “sbagliate”.

Mi hanno affibbiato talmente tanti epiteti, sopratutto negativi, che ormai ho fatto l’abitudine.
Pazza, strana, stronza, esagerata (che adoro).

Forse è successo perché mi pongo in maniera lucida (?).

[Ok, sì, lo so, sto peccando di ὕβϱις*** (cazzo quante parole greche in un solo post).]

La maggior parte del tempo ho paura, sì, ma almeno ammetto che ho paura.

È una presa di coscienza razionale.  Non mi nascondo e non nascondo i miei limiti e le mie negatività.
È che, sì, me la prendo troppo.
Mi incazzo troppo e reagisco male. Malissimo.
Ma perché dovrei reagire bene? Perché dovrei mediare, soprattutto con le persone che non se lo meritano?
Perché dovrei essere clemente? Perché dovrei ingabbiare nell’anima tutto il marcio che ho dentro e lasciarlo lì, represso, ad aspettare che esploda?
Meglio esplodere subito. Meglio scatenarla una cazzo di tempesta, almeno sai a che si va incontro.

E dopo sarò padrona delle conseguenze.

La pazienza e la tolleranza non sono il mio forte. Decisamente no.
Ho il cuore che batte troppo velocemente, si rifiuta di essere paziente; e ci sono talmente tanti atteggiamenti intollerabili che anche tutta la tolleranza di Gandhi, iniettata direttamente in vena, non mi basterebbe per mandarli giù.
L’indifferenza, la stupidità, la rabbia, il rancore. Sì, li provo anch’io, ma almeno lo dico. A voce alta, pure.

Ci vuole troppo coraggio per ammettere gli errori.

Io ci provo; con grande difficoltà ma ci provo e un passo avanti lo faccio, soffrendo.
Mi sforzo, non di essere migliore, ma di essere sincera, almeno con me stessa. Perché la sincerità non è sinonimo di bontà. La sincerità fa male è dura e cattiva.
Ti schiaffeggia.
E c’è chi sa prenderli, gli schiaffi, e chi invece non è proprio capace, chi li schiva e chi non se li aspetta, chi sta in mezzo e non sa da che parte girarsi.

Sto dalla parte del Cattivo perché vuole gli schiaffi, li cerca e paradossalmente non è corruttibile.

Il Buono, invece.
Il Buono fa il Buono. È intangibile, non è mai colpevole, è quello che cade sotto gli schiaffi del Cattivo, è la delusione personificata. Il Buono è colui che non sbaglia mai e che, alla fine, uccide il Cattivo. Il Buono è quello che si giustifica con le azioni degli altri.
Il Buono è senza colpa, anche se si lascia corrompere, anche se commette le peggiori azioni per raggiungere il suo scopo. Tanto è il Buono.

Ma avete mai pensato ad una storia senza il Cattivo?
Il Buono senza la sua nemesi non è nessuno.
Senza il Cattivo, il ruolo del Buono si riassume in una persona comune in mezzo a tante persone comuni.

Per questo sto dalla parte del Cattivo, e mi circondo di #personesbagliate.
Accettare la cattiveria non è da tutti, accettare pregi ma soprattutto difetti non è da tutti.
E non è da Buoni, perché i buoni, essendo senza difetti, non capiscono la realtà, non l’accettano.
Tentano di pulire le macchie e non capiscono gli errori, perché non ne commettono.

Sto dalla parte del Cattivo perché i Buoni non esistono.

E se ti senti “buono”, o chiamato in causa; non sono io a peccare di ὕβϱις.

*traduzione: bello e buono.
Il concetto greco di Kalokagathia (che si trova da principio nelle opere omeriche) sintetizza che ciò che è Buono è anche Bello e viceversa.  In parole povere: la bellezza racchiude la bontà e la bontà racchiude la bellezza, quindi la validità, la correttezza morale, la virtù interiori si rispecchieranno nell’aspetto esteriore (es. Achille).

**Anakin Skywalker. Star Wars. E ho detto tutto.
(Da vedere, per chi non l’ha visto nell’ordine: Episodio IV, Episodio V, Episodio VI, Episodio I, Episodio II, Episodio III.)

***traduzione: superbia.
La tracotanza/superbia è una colpa e come tale va punita. L’individuo arrogante è blasfemo, nella sua presunzione pretende troppo dalle sue esperienze e sfida il volere del proprio destino.
La punizione (sempre in letteratura greca o classica) viene spesso esercitata dagli stessi Dei (es. Prometeo o Lucifero).

4 pensieri riguardo “– Dalla parte del Cattivo –

  1. Anakin è “il” figo e non si tocca, anche se nel III prende sonore sventole da Obi che è il buono 😉 e ci guadagna un bell’elmetto nero fuori moda.
    Se non sono troppo fuori tema, se dovessi stare dalla parte del cattivo probabilmente sceglierei il Batman di Nolan. Lui non è senza peccato, è egoista, è tormentato e per credere fino in fondo nelle sue scelte arriva a perdere l’amore della sua vita. Forse starei dalla sua parte proprio per questo: non è buono tout court, ma nemmeno cattivo, è però forse il più umano.

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