L’assioma dei sogni

So che riesco a controllare i sogni.

Da bambina il mio sonno era infestato da incubi orrendi e mi costringevo nel sogno a svegliarmi.
Riconoscevo da diversi fattori che stavo sognando e quindi mi imponevo di svegliarmi e facevo fatica poi a riaddormentarmi, per paura di fare lo stesso incubo.
I sogni mi rimangono nella pelle da che ho memoria.
Gli incubi mi lasciano addosso un malessere superficiale per tutta la giornata.
Quando mi sveglio di pessimo umore, poi la notte mi riaddormento di pessimo umore. Possibilmente con un mal di testa lancinante.
So che riesco a ricordarne la maggior parte.
So che riesco, se mi concentro, a indirizzarli dove voglio.
Quando mi lascio trascinare è perché sono troppo debole o troppo stanca.
Ieri ero troppo debole e troppo stanca.

I miei sogni sono frammenti che il mio inconscio mi propone. E ammettiamolo, il mio inconscio è un bastardo sadico che si diverte a scombussolarmi i pensieri.

Mischia i ricordi e le fantasie e li fa sembrare così vicini.

Ieri, vuoi la stanchezza, vuoi i pensieri, non ce l’ho fatta a controllarmi e a controllare i sogni.
Non è stato facile. Non lo è mai, quando ci sei pure te, con quegli occhi cupi e l’espressione seria.
Fortunatamente è suonata la sveglia; la giornata è quasi passata, anche se ti ho tuttora addosso.
Ce la farò a lasciarti andare? Forse, piano piano piano.
Non oggi, di sicuro. E manco domani.

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