Anche nei momenti del cazzo…

Anche nei momenti del cazzo esistono spiragli di serenità. Minuti leggeri, che ti sfiorano il cuore e l’anima, che ti fanno vibrare l’entusiasmo che nascondi nelle vene.

Un saluto, un messaggio, un abbraccio, un sorriso. Qualsiasi cosa che può sollevare, come una sorpresa, dalla quotidianità, dalla realtà irreversibile, costante e continua. Esistono momenti del cazzo che possono essere infranti, rimpiccioliti, accartocciati e gettati per così poco eppure così tanto, e io, che voglio sbarazzarmene il più possibile, faccio tesoro dell’entusiasmo d un saluto, un messaggio, un abbraccio, un sorriso, mentre il resto continua a scorrere in questo caldo, uggioso, infinito venerdì di agosto.

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La ragazza sul treno: DALLA PARTE DEL TRENO

Andata e Ritorno.

Sento dire tante volte “se queste pareti potessero parlare”, e io mi immagino “se questo treno potesse parlare” chissà cosa direbbe.
Quanto peso nasconde, quanti pensieri custodisce, quante emozioni chiude in sé stesso senza mai rompere o tradire il silenzio.
Nella sua indifferenza metallica il treno diventa amico, confidente e spalla su cui piangere, in ugual misura senza distinzioni, è custode di persone, di sensazioni, di superficialità, di musica e di ignoranza.
Di bellezza quando una coppia si saluta dal finestrino, o una ragazza di soppiatto fa salire il suo cane sul sedile; di fastidio quando una vecchia rompipalle non smette di parlarmi malgrado la mia faccia distrutta e le cuffie nelle orecchie.
Il treno protegge telefonate sussurrate, trasporta la stanchezza della fine della giornata e i sonni stropicciati della mattina.
Quanto peso reale e mentale nasconde questo treno, quante speranze, quanti labirinti mentali, quanti timori: tutti chiusi lì, per sempre, dentro un silenzio di lamiere che sfreccia da una fermata all’altra.

La ragazza sul treno: LA SBADATAGGINE

Ritorno.

Una ragazza sta dolcemente salutando il suo ragazzo, è tutta sorridente e visibilmente contenta. Salendo sul treno si siede proprio davanti a me, mentre il ragazzo la raggiunge davanti al finestrino, si scambiano qualche parola e si capisce che c’è una grande intesa tra i due. Penso che lui sia veramente carino a restare lì, davanti al vetro a farle le facce buffe, è un po’ come se le tenesse compagnia o come se volesse trascorrere ancora un po’ di minuti con lei. Pochi minuti, quelli che mancano alla partenza del treno, d’un tratto però l’espressione della ragazza cambia, è sorpresa: si rende conto di non trovare più il suo biglietto. Cerca di qua, cerca di là, non lo trova.  Tasche, borsa, valigia: niente.
Anche lui dalla parte delle banchina inizia a cercare, ma sembra non esserci traccia del biglietto. Provo ad aiutarla ma non trovo niente. “Che testa!” esclama ridendo un po’ sé stessa mentre il treno parte. Le suggerisco di parlare col capotreno o col controllore per spiegare la situazione.
Pochi controllori sono clementi e già mi rattristo un po’ per questa ragazza.
È salita sul treno con un l’umore al settimo cielo e quasi sicuramente scenderà seccata e con multa annessa.
“Il controllore ha detto che mi farà pagare la multa più tardi. Però deve esserci, l’avevo lasciato proprio qui.” ritorna e indica il sedile.
Non so cosa mi ha spinto a guardare tra il sedile e il finestrino, ho spostato lo sguardo e il biglietto era proprio lì, nascosto come un bambino dispettoso.
Le ho indicato il biglietto e quei minuti si sono conclusi con un bel sospiro di sollievo.  “Poteva capitare solo ad una sbadata come me.” confessa rigirando il biglietto tra le mani e sorridendo.
Non ha mai smesso di sorridere.
“Quella è la sbadataggine dell’amore.” volevo rispondere, ma ho taciuto sorridendo anche io.