La ragazza sul treno: L’INCOMPRENSIBILE

Ci sono principalmente 2 cose di treni e stazioni che non mi spiego:

1- “Scendere e salire dal treno in movimento è severamente vietato“.
Mi chiedo: chi è la volpe che sale o scende da un treno in corsa, considerando poi che in corsa le porte del treno non si possono aprire?

2- La mia fermata è l’ultima: fine della corsa del treno.
Credo non ci sia bisogno di affannarsi ad uscire, siccome il treno si ferma e aspetta diversi minuti prima di ripartire per la direzione opposta.
Eppure quasi tutti i passeggeri prima che il treno si fermi si posizionano in pole position davanti alle porte come se il controllore li dovesse buttare fuori a calci. Tutte le mattine, quando noto questa lunghissima fila umana che va verso l’uscita, col treno ancora in corsa, mi dico: “Oh, è mattina. Dateve ‘na
calmata.”

Boh.

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La ragazza sul treno: LA TENEREZZA DELL’AMORE

Andata.

L’orario del mio treno di andata è la mattina presto.
Prima delle 7 insomma, e prima delle 7 è un orario indecente.
È ancora buio e di solito, tralasciando le ultime 2/3 volte, riesco a salirci sopra per un soffio, perché la mattina quando suona la sveglia lascio passare più di “2 minuti e mi alzo”.
Nel treno si respira un ambiente soporifero, e quasi tutti dormono, alcuni russano, altri no, ma in sostanza quasi tutti sonnecchiano fino alla propria fermata, me compresa.
Svegliandomi come solito a metà tratta, davanti a me c’è una coppia di ragazzi. Lui e lei, addormentati, girati, una da una parta e l’altro dall’altra.
Quello che mi scalda il cuore sono le loro mani, intrecciate. Dita nelle dita.
Si tengono per mano anche se stanno facendo un viaggio diverso e non si staccano fino a quando il treno non si ferma.
È una piccola ma bellissima dimostrazione di presenza, di voglia di esserci anche nel buio, è una promessa. Quelle dita sembrano dire: dormi pure in tranquillità perché quando ti svegli, abbi la certezza che io ci sono.
È un gesto piccolo, dolce e pieno d’amore.
L’amore è semplice: è l’insieme di gesti teneri e disarmanti.

La ragazza sul treno: IL MASCARA.

Sono una pendolare e siccome in treno incontro tanta di quella gente da poterci scrivere una biblioteca, ho deciso di appuntare le situazioni che mi risaltano di più all’occhio.
Mi affascina osservare le persone.
Come sempre so già che non sarò costante, quindi chiunque volesse seguire questa rubrica con assiduità non ci faccia l’abitudine. Grazie.

Mi sveglio di soprassalto, pensando che ho dormito in maniera così pesante che il treno nel frattempo ha preso un’altra direzione e mi sta portando altrove. Mi guardo intorno e tutto è esattamente come prima, controllo l’orologio e il treno è in puntuale ritardo. Bene.
Davanti a me c’è un nuovo passeggero: è una ragazza molto carina, che potrebbe avere la mia età, si sta truccando meticolosamente con un piccolissimo specchio circolare a farle da guida.
E io che non mi trucco mai di fronte a quei movimenti così fluidi mi sento piccola piccola, imbranata, ma anche molto curiosa.
Il passaggio che mi affascina di più è il mascara, lo passa sulle ciglia più e più volte fino a farle diventare gonfie e scurissime.
Sembra che ci stia impiegando un’eternità con quei movimenti lentissimi, mi domando se lo sta facendo per sé stessa o per gli altri, se è un’abitudine o se tenta di attirare l’attenzione di qualcuno.
Rifletto sul fatto che potrei farlo anche io, ma non ho né voglia né costanza: preferisco dormire 10 minuti in più la mattina, piuttosto che impiegare quel tempo per imbrattarmi la faccia, ma devo ammettere, con colpa, che la sua faccia è senza dubbio più umana della mia e il risultato è molto più piacevole.
Mi chiedo se truccarsi sia una piccola premura per sé stessi e anche per il prossimo.
Con questo pensiero, mentre la ragazza tira fuori il rossetto, chiudo gli occhi, mi stringo in me stessa e mi riaddormento, ho ancora mezzora prima di arrivare alla meta.