La ragazza sul treno: DALLA PARTE DEL TRENO

Andata e Ritorno.

Sento dire tante volte “se queste pareti potessero parlare”, e io mi immagino “se questo treno potesse parlare” chissà cosa direbbe.
Quanto peso nasconde, quanti pensieri custodisce, quante emozioni chiude in sé stesso senza mai rompere o tradire il silenzio.
Nella sua indifferenza metallica il treno diventa amico, confidente e spalla su cui piangere, in ugual misura senza distinzioni, è custode di persone, di sensazioni, di superficialità, di musica e di ignoranza.
Di bellezza quando una coppia si saluta dal finestrino, o una ragazza di soppiatto fa salire il suo cane sul sedile; di fastidio quando una vecchia rompipalle non smette di parlarmi malgrado la mia faccia distrutta e le cuffie nelle orecchie.
Il treno protegge telefonate sussurrate, trasporta la stanchezza della fine della giornata e i sonni stropicciati della mattina.
Quanto peso reale e mentale nasconde questo treno, quante speranze, quanti labirinti mentali, quanti timori: tutti chiusi lì, per sempre, dentro un silenzio di lamiere che sfreccia da una fermata all’altra.

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La ragazza sul treno: LA SBADATAGGINE

Ritorno.

Una ragazza sta dolcemente salutando il suo ragazzo, è tutta sorridente e visibilmente contenta. Salendo sul treno si siede proprio davanti a me, mentre il ragazzo la raggiunge davanti al finestrino, si scambiano qualche parola e si capisce che c’è una grande intesa tra i due. Penso che lui sia veramente carino a restare lì, davanti al vetro a farle le facce buffe, è un po’ come se le tenesse compagnia o come se volesse trascorrere ancora un po’ di minuti con lei. Pochi minuti, quelli che mancano alla partenza del treno, d’un tratto però l’espressione della ragazza cambia, è sorpresa: si rende conto di non trovare più il suo biglietto. Cerca di qua, cerca di là, non lo trova.  Tasche, borsa, valigia: niente.
Anche lui dalla parte delle banchina inizia a cercare, ma sembra non esserci traccia del biglietto. Provo ad aiutarla ma non trovo niente. “Che testa!” esclama ridendo un po’ sé stessa mentre il treno parte. Le suggerisco di parlare col capotreno o col controllore per spiegare la situazione.
Pochi controllori sono clementi e già mi rattristo un po’ per questa ragazza.
È salita sul treno con un l’umore al settimo cielo e quasi sicuramente scenderà seccata e con multa annessa.
“Il controllore ha detto che mi farà pagare la multa più tardi. Però deve esserci, l’avevo lasciato proprio qui.” ritorna e indica il sedile.
Non so cosa mi ha spinto a guardare tra il sedile e il finestrino, ho spostato lo sguardo e il biglietto era proprio lì, nascosto come un bambino dispettoso.
Le ho indicato il biglietto e quei minuti si sono conclusi con un bel sospiro di sollievo.  “Poteva capitare solo ad una sbadata come me.” confessa rigirando il biglietto tra le mani e sorridendo.
Non ha mai smesso di sorridere.
“Quella è la sbadataggine dell’amore.” volevo rispondere, ma ho taciuto sorridendo anche io.

IL FALLIMENTO UMANO

Questo manifesto fa schifo e mi fa schifo, ma il problema principale è che questo manifesto è stato affisso e quindi “approvato”, il che significa che la questione è molto più profonda e malata di quanto possiamo immaginare.
Lavorando in una agenzia di comunicazione so perfettamente i passaggi che si affrontano durante la costruzione di un manifesto.
Per chi non lo sapesse quando si creano le campagne pubblicitarie ci sono: un cliente, un project manager, un account, un copy-writer, un graphic designer e possibilmente del buon senso che colleghi tutto.
Buon senso cioè quella “spinta” che ci permette di formulare un ragionamento affine alla dignità umana.

Se una merda del genere viene approvata significa che l’ignoranza italiana, la disinformazione e la volontà di distorcere e strumentalizzare l’informazione hanno preso il sopravvento.
Significa che il fallimento umano è già iniziato nel nostro paese.

Una campagna di “sensibilizzazione” (come cita nell’angolo in basso a destra) costruita in questo modo dimostra soltanto quanto siamo lontani dall’aver compreso la gravità degli argomenti che nomina.

Non si tratta soltanto di dignità, ma di completo distacco dalle conseguenze che può provocare.
La vergogna che provo in questo momento è infinita, sia come donna che come essere umano, ma oltre alla vergogna provo anche una forte volontà di rivalsa, di battermi.

Battermi ancora più intensamente per i diritti delle donne di scelta a proposito dell’aborto.

Battermi ancora più intensamente affinché si riesca a prevenire il femminicidio, con le dovute sicurezze legali.

E soprattutto battermi affinché questi due atti non vengano confusi, mischiati e soprattutto strumentalizzati in maniera animale.